giovedì 4 agosto 2016

La stanchezza delle madri


La  stanchezza delle madri si accumula piano, in centinaia di notti a singhiozzo (le mie, le ho contate, sono già 1190). In anni di sollevamento pesi, in corse disperate per cercare di riportare in orario una vita perennemente in ritardo. In pasti ingollati senza calma, in discussioni infinite e in miliardi di piccoli, insignificanti problemi giornalieri.
La stanchezza delle madri ti fiacca dall’interno. A furia di compromessi, di giudizi tra le righe, di ingerenze e fraintesi. A furia di piccole battaglie quotidiane per riuscire a portare a termine, se i figli sono piccoli, anche le più ordinarie attività. È la stanchezza irredimibile di chi sa già che, per quanto si ammazzi di fatica, non potrà evitare di sbagliare, di essere rimproverata, biasimata, compatita.
La stanchezza delle madri è uno stato cronico. Una specie di patina untuosa depositata sui sensi, un rallenty applicato ai riflessi. Come se fosse sempre l’ora della siesta nel mese di luglio, con l’afa e il sonno che ti gravano sulle palpebre e sulla materia grigia, ma tu, no, non puoi dormire.
La stanchezza delle madri è la stanchezza di donne che lavorano, fuori e dentro casa. Che cercano di vivere, di occuparsi di loro stesse, di amare, di alimentare passioni, interessi, amicizie. Di mantenersi in salute e in forma, di non trascurare il proprio benessere. È la stanchezza di tutte. A cui, però, si aggiunge l’onere struggente dei figli da crescere.
La stanchezza delle madri è il frutto di un esercizio ininterrotto di pazienza e di uno sforzo costante di concentrazione. Della frustrazione che ti avvelena quando la pazienza e la concentrazione le perdi, perché sei umana, perché sei fallibile. Perché, appunto, sei stanca. Della fatica che costa, ogni volta, assolversi e ricominciare. Dimenticare, andare avanti.
La stanchezza delle madri è subdola. Perché è l’effetto collaterale di un grande amore, il dazio che si paga in cambio di una potenza e intensità di sentimenti che altrimenti, con buona pace di chi figli non ne ha, non potrai mai neanche lontanamente immaginare.  E allora lamentarsene sembra una bestemmia. Un’eresia, una vergogna.
La stanchezza delle madri non conosce consolazione. Perché è la conseguenza inevitabile, di norma, di una scelta libera e precisa. E allora non puoi protestare, e nemmeno sfogarti. Perché lo hai deciso tu di avere dei figli, hai voluto la bicicletta e ora pedala, pensa a chi deve crescere un bambino malato, non dire neanche per scherzo che non ce la fai più. 
La stanchezza delle madri è la stanchezza di chi scappa tutti i giorni. Dal giudizio immancabile degli altri e soprattutto da quello di sé stessa. Dal senso di colpa dal quale, chi lo sa perché, i padri sembrano essere quasi unanimemente immuni.
È vivere sempre come se avessi un altro corpo, a parte il tuo, da nutrire, da curare, da custodire. Un altro corpo di cui preoccuparti se si ammala, se di notte non respira bene, se non cresce come dovrebbe. Se qualcuno osa colpirlo, violarlo, profanarlo. E poi c’è il tuo, di corpo, che deve esistere e resistere e stare bene, perché quell’altro ne ha ancora troppo bisogno.
La stanchezza delle madri, in un certo senso, non passa mai. Puoi concederti serate senza figli e sedute regolari in palestra, appuntamenti dal parrucchiere e pomeriggi alla spa. Puoi mandare i tuoi figli a dormire dai nonni, puoi viaggiare in capo al mondo senza di loro. Ma la verità è che resterai sempre una madre, con la consapevolezza più o meno nitida di essere responsabile di qualcuno la cui vita, la cui felicità, in ultima analisi, dipendono soprattutto da te. E questo, almeno per me, è molto più stancante delle notti senza sonno.

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