giovedì 19 novembre 2015

Il mio bimbo è diventato un ribelle! La fase dei NO a 2-3 anni


Verso i 2-3 anni i bambini iniziano ad essere, agli occhi dei genitori, dei veri e propri ribelli.  Sempre più frequentemente le richieste dei genitori vengono disattese con grande determinazione e le regole stabilite vengono trasgredite. Il bambino o la bambina risponde sempre più con un energico “no!” oppure “Io!” e soddisfa i propri desideri sempre più autonomamente. E se il genitore si permette di contrariarlo è pronto a fare delle vere e proprie “scenate”, e naturalmente nei luoghi e nei momenti meno indicati!


I genitori e la funzione genitoriale normativa

Un genitore di fronte a “no” decisi e insistenti di un bambino di soli 2 o 3 anni può sentirsi disorientato se fino ad allora aveva sentito grande complicità e disponibilità del proprio figlio nel rispettare le richieste e le regole genitoriali. Oppure può sentirsi scocciato oarrabbiato soprattutto se interpreta tali rifiuti o provocazioni come una sfida, un vero e proprio affronto al proprio ruolo di genitore. Se per di più ha la sensazione di non riuscire a farsi rispettare dal proprio bambino e a gestire i suoi comportamenti provocatori e “ribelli”, può sentirsi davvero impotente e preoccupato per il futuro.

Tali emozioni riflettono una difficoltà nello svolgere un’importante funzione genitoriale che è lafunzione normativa che consiste nella capacità di dare ai propri figli dei limiti, una struttura di riferimento, una cornice coerente in cui poter sviluppare la propria persona.
I genitori che provano le emozioni sopra indicate, tendono a reagire in modo disfunzionale. Due sono le principali modalità, tra loro opposte.
La prima consiste nell’abdicare al proprio ruolo genitoriale rinunciando all’idea di dare delle regole e di ottenere dal proprio bambino il rispetto delle stesse. Viene lasciata la totale libertà di fare quello che il bambino desidera senza contrariarlo mai.
La seconda consiste nell’irrigidire il proprio ruolo genitoriale esasperando la funzione normativa. Può capitare a molti genitori di diventare ostili. Al “no” o alla trasgressione del bambino il genitore reagisce con rabbia sgridandolo e punendolo. L’intento è quello di insegnare l’importanza del rispetto della regola, ma in modo meno consapevole, si vuole ristabilire al più presto “chi comanda”. Di fronte alla ripetizione e all’insistenza delle disobbedienze, il genitore può arrivare ad assumere un atteggiamento sempre più repressivo intensificando la frequenza o l’importanza delle punizioni.
Per esercitare la propria funzione normativa con equilibrio garantendo al proprio figlio una crescita sana e serena e a se stessi una maggiore serenità nell’essere genitori, è necessario essere consapevoli dei compiti evolutivi di quella determinata età.

Il significato dei “no!” dei bambini nella prima infanzia

I frequenti “no!”, i rifiuti, e le trasgressioni che si intensificano verso i 2-3 anni, sono comportamenti che fanno parte di una fondamentale tappa evolutiva che porta alla costruzione di un’identità psicologica.
Costruirsi un’identità psicologica significa percepirsi un’entità unica, diversa da altri, con pensieri ed emozioni propri. E’ un processo che inizia nel corso del primo anno di vita e che continua fino all’adolescenza e dovrebbe terminare con l’età adulta.
Verso i 2-3 anni si è proprio nella fase in cui il bambino o la bambina inizia a costituire il proprio “Io”. Ha acquisito uno sviluppo cognitivo, emotivo e motorio tale per cui è sempre più in grado di percepirsi come un essere distinto dalle proprie figure di riferimento, un essere, quindi, dotato di pensieri ed emozioni diversi e personali.
Mentre prima doveva aspettare che la mamma lo alimentasse, ora capisce di poter prendersi del cibo o una bevanda da solo salendo ad esempio sulla sedia;
mentre prima le sue emozioni erano strettamente collegate a quelle della mamma (se lei è nervosa, anche il bimbo diventa nervoso), ora il bambino comprende di poter essere arrabbiato e di poter fare arrabbiare la mamma quando e come vuole;
mentre prima poteva giocare solo con i giochi che la mamma proponeva, ora sperimenta di poter decidere con quale gioco giocare e, addirittura, scopre di poter trasformare un bastone in un telefono!
I frequenti e determinati “no!” hanno, quindi, il significato di consolidare il proprio Io che si sta formando.
Attraverso comportamenti di rifiuto o provocazioni, il bambino afferma la propria individualità. Il tutto principalmente nei confronti della mamma proprio perché è con lei che ha sviluppato fino a quel momento una relazione di forte dipendenza fisica e psichica.

Strategie educative

Questi comportamenti ribelli solitamente fanno parte di una fase passeggera che va assecondata alternando momenti in cui si permette al bambino di esercitare quel potere appena scoperto, a momenti in cui, invece, si mettono dei confini attraverso il proprio ruolo genitoriale.
Più il genitore riesce a portare pazienza e ad assumere un atteggiamento flessibile, più questa fase provocatoria diminuirà di intensità e lascierà spazio ad un Io forte e sicuro. La conseguenza evolutiva sarà che il bambino svilupperà una buona consapevolezza di se stesso che gli permetterà di saper scegliere di sapersi adeguare con equilibrio alle regole della vita sociale.
Più il genitore si oppone, più rischia di intensificare le reazioni del bimbo, il quale se vivrà le regole sociali in modo molto negativo come minaccia al proprio essere, farà di tutto per non osservarle; oppure, rischia di inibire la sua volontà impedendogli la costruzione di un proprio Io indipendente. Nei casi più estremi la conseguenza sarà che il bimbo imparerà a comportarsi come il genitore vuole, per non perdere il suo amore, ma crescendo si troverà in difficoltà quando ad esempio dovrà scegliere, perché non saprà riconoscere quello che lui realmente vuole.
E’ consigliabile, quando è possibile, lasciare al bambino la possibilità di sperimentarsi complimentandosi con lui per l’autonomia raggiunta, senza esagerare, e dire ad esempio: “Bravo, sei riuscito a fare da solo!”.Oppure, quando è possibile posticipare la richiesta, si può dire: “Ora non vuoi? Va bene, lo fai dopo”.  L’importante è però fare in modo che la propria richiesta venga poi eseguita. Oppure si può dire: “Lo facciamo insieme, la mamma ti aiuta”.
Quando intuite una particolare intenzione del bambino assecondatela se potete, ovviamente se non pericolosa per sé e per gli altri.
Ad esempio, se il bambino insiste a voler salire le scale da solo, non sgridatelo subito e lasciatelo fare: sostenetelo eventualmente da dietro. Se vuole assolutamente un gioco non pensate che è il caso di non permetterglielo perché altrimenti diventerà un prepotente e finirà per voler comandare lui: abbiate pazienza per un periodo, lui vuole solo dimostrare a se stesso che anche lui ora può decidere e, quindi, è un essere autonomo.
Se non vuole mangiare a tavola, non costringetelo con la forza e nemmeno seguitelo per la casa: sta solo imparando a regolare da solo i suoi ritmi biologici. Non preoccupatevi, non morirà di fame, se non vuole mangiare a pranzo, troverà qualcosa da mangiare a cena.
Quando non è possibile fare una determinata attività si può tranquillamente dirglielo, ma nello stesso tempo riconoscendo la sua volontà; ad esempio: “Tu vuoi giocare con la palla, ma adesso non si può”. Il bimbo, anche se ha 2 anni e non parla ancora molto bene, comprende brevi frasi e intuisce benissimo la vostra fermezza o la vostra insicurezza. Il tono della voce non deve essere ostile e sembrare un rimprovero, ma deve comunicare empatia, cioè comprensione per il suo desiderio.
Quando, invece, il bimbo esagera e non sa più controllare le sue scenate, è importante dimostrarsi sicuri e determinati nel dare un contenimento. Il bambino ha bisogno anche di questo. Anche in questo caso il tono di voce deve essere sicuro e determinato ma non ostile o arrabbiato.
Se nel proprio stile educativo vengono contemplate le punizioni è importante ricordare che esse non hanno l’obiettivo di umiliare il bambino, ma quello di dare la possibilità di riparare ai comportamenti scorretti in modo da alleviare il senso di colpa conseguente. Importante, inoltre, la coerenza tra ciò che si preannuncia al bambino e ciò che poi si fa. 
Se il bambino reagisce male alle vostre limitazioni provate a riflettere sulla modalità in cui le avete proposte; forse siete stati un pò ostili o arrabbiati e, quindi, si è sentito ferito. Tali reazioni sono comprensibili e, quindi, cercate di accoglierle e di essere comprensivi con lui. Ciò non toglie che voi dobbiate continuare ad essere coerente con le vostre decisioni.
Quando le reazioni sono molto intense, a vostro parere esagerate, e non si placano con il tempo, è consigliabile consultare uno psicologo per trovare le strategie giuste adatte alla capacità del bambino di tollerare la frustrazione.

Conclusioni

Le strategie sopra indicate sono importanti per riconoscere al bambino il suo bisogno di differenziarsi con serenità e, nello stesso tempo, per esercitare la propria autorevolezza di genitore senza lotte di potere inutili.
L’atteggiamento giusto sta, quindi, nel trovare un equilibrio tra le esigenze di crescita del bambino e le scelte educative del genitore.
In pratica, un continuo allenamento sul campo che deve avere come obiettivo la costruzione di una relazione forte ed emotivamente ricca. Questo importante lavoro da “equilibristi” vi tornerà molto utile quando questa fase psicologica di separazione e individuazione si ripresenterà con tutta la sua forza e turbolenza durante l’adolescenza.

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