venerdì 12 giugno 2015

Serena Sabella, Bismama: “Sulla maternità ancora grosse bugie”

Oggi finalmente riesco a pubblicare l’intervista che gentilmente Serena Sabella, conosciuta in rete come Bismama, mi avevo concesso prima che partorissi. Madre di due bimbi e professionista della comunicazione, ha scritto un libro intitolato “Mamma NON si nasce” in cui racconta la sua storia di maternità e di depressione post partum.
Mi ci sono molto ritrovata nelle sue parole. Ecco cosa mi ha raccontato.
Serena, la domanda con cui comincio tutte le interviste con le mamme: quando hai avuto i tuoi bambini, com’è andato l’incontro tra mamma ideale e mamma reale? Sono andate d’accordo o si sono prese “a cazzotti”?Dire che si sono prese a cazzotti è veramente riduttivo. Si sono odiate da subito. La mamma che io avevo idealizzato si è scontrata con quella che ero realmente e cioè una ragazzina di 23 anni che nella teoria era preparatissima ma che nella pratica continuava a piangere nei corridoi dell’ospedale prendendosi insulti poco piacevoli da infermiere e ostetriche che le davano della “piccola bambina viziata”.

Come hai vissuto le tue gravidanze? Hai notato delle differenze?
Moltissime. Durante la prima ero più emozionata
 ma anche più incosciente sebbene continuassi a leggere i testi accademici di ostetricia (sì, la mia pazzia cominciava a venir fuori da allora :) ). La seconda gravidanza, invece, mi ha vista più disillusa ma avendo 28 anni camminavo fianco a fianco con la mia ipocondriaca. Il mio ginecologo può essermi testimone.
Inoltre, la seconda volta, ero una leonessa determinata a sbranare chiunque avesse provato a interferire con il mio tanto desiderato parto naturale. Questa lotta mi ha cambiata e ho dimostrato a me stessa che, nella maggior parte dei casi volere è potere! Alla fine è stato un secondo cesareo ma consapevole, scelto e non subito.
Hai frequentato il corso pre parto? Ti è servito?
Sì. Entrambe le volte. Molto diversi l’uno dall’altro. Il primo tenuto da una psicologa, il secondo da un’ostetrica attivista pro parto naturale. Ho imparato molto su di me più che sulla mia figura di mamma.
Ti ritenevi una madre informata anche sugli aspetti meno idilliaci della maternità?Sì, conoscevo la possibilità della depressione post partum. Ero molto informata ma non ho potuto evitarla. Mi ha travolta come un treno.
Secondo te qual è la più grossa bugia sulla maternità?
Oh beh ce ne sono moltissime.
La più grossa? Quella che in fondo dopo i primi tempi tutto poi torna come prima.
La maternità ti cambia in maniera irreversibile e per quanto si dica che tutto quello che si fa prima si può fare anche dopo non è esattamente così. Ci sono situazioni in cui cambiano le tue priorità e situazioni che puoi vivere con la stessa spensieratezza di prima.
L’unica certezza è che tu non sarai mai più la persona di prima. Non è detto che tu sia migliore o peggiore, sarai semplicemente diversa.
Secondo te è cambiato il modo in cui si parla di maternità in Rete?Sì ora ce la si racconta molto meno e si dice la verità senza filtri.
Hai dichiarato di aver sofferto di depressione post partum. Come ne sei uscita?Non c’è un trucco o una risposta giusta. Io mi ricordo che nel momento in cui ho capito di aver bisogno di aiuto perché avevo toccato il fondo è stata la volta in cui ho dato lo slancio per tornare a galla. Fondamentale è stato l’aiuto e la presenza di Lui che forse ha capito prima di me che la situazione non era proprio standard.
Come mai hai deciso di scrivere il libro “Mamma NON si nasce”? E scrivere ti è servito nel tuo percorso di guarigione?
Ho scritto “Mamma NON si nasce” quando ormai pensavo di essere guarita dalla depressione post partum. Mentre scrivevo cercavo di ricordare alcune emozioni e di metterle in parole. Era difficile perché di alcuni momenti non avevo alcun ricordo nitido, di altri invece preferivo non ricordare assolutamente nulla. Mi sono ritrovata a piangere senza accorgemene mentre scrivevo ma quello che è stato più difficile è guardarmi da fuori e parlare di me come se non fossi io. Analizzarmi e capire.
Scrivere è stato terapeutico e continua a esserlo.
Foto credits: Serena Sabella 

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