lunedì 25 maggio 2015

La storia di Diletta: la sua vittoria sulle sue tristezze ed il suo amore per il prossimo


proprietaria stopdepressione.jpgCara Diletta, ci racconti come mai hai deciso di aprire il sito www.stopdepressione.it?  Da dove nasce l'idea?

L'idea di aprire questo sito giaceva nella mia testa da diverso tempo, visto che credo che ogni idea sia frutto di un percorso interiore che aspetta solo il momento buono per uscire. Mi è sempre piaciuto, fin da piccola, aiutare le persone in qualche modo. Penso che l'aiuto più grande che si possa dare a qualcuno sia insegnargli a vivere bene, felicemente o serenamente. Sono d'accordo con la massima che dice che se insegni a un uomo a pescare lo sfamerai per tutta la vita, se gli dai un pesce lo sfamerai solo per un giorno. Credo quindi che il mio sito www.stopdepressione.it possa essere un buon punto d'incontro per le persone che soffrono. Quando io ancora non esistevo accadde un fatto tragico in famiglia: mia nonna si suicidò. La cosa lasciò segni indelebili in chi rimase. La cosa mi diede sempre molto da pensare, dato che sono sempre una che si fa un sacco di domande. Riflettevo su come si sarebbe potuta salvare mia nonna. Girando il web si trovano diversi consigli per superare la depressione, ma non esiste un sito specialmente pensato per questo scopo. Allora mi sono detta: “Perchè non lo creo io un sito così di auto-aiuto per chi soffre di depressione?”

La mia idea è quella di unire le esperienze delle persone in merito alla sofferenza emotiva, di modo che possa crearsi una community compatta che si interrelazioni tramite il forum o gli eventuali gruppi che verranno creati dal sito nei social network. Trovo che le esperienze delle persone siano profondamente ispiranti, così come la lettura di libri, saggi o guide che aiutino a far luce su questo problema. La depressione oggi in Italia è vista ancora come un tabù. Chi si ammala di questo male rischia di essere preso per un debole, un inetto, o addirittura un pazzo. Ancora non si capisce che le origini di questo male possono essere sia fisiche, genetiche o mentali. È comunque importante parlarne, parlarne e riparlarne, perché solo così si può chiarire a se stessi e agli altri cosa sia la sofferenza mentale.


Qual'e' stata la tua esperienza?

La mia stessa vita è stata segnata da alcuni dolori, e in alcune fasi dalla depressione. Le cause specifiche restano sconosciute anche a me. Posso comunque dire che la prima fase si presentò in età adolescenziale, qualche anno dopo la separazione dei miei genitori, avevo 13 anni quando passai un anno davvero da incubo. Un'altra frase triste della mia vita si presentò quando avevo 19 anni e in un certo momento mi ritrovai in una fase di stallo emotivo, in seguito a particolari vicissitudini amorose. Poi si presentò in parte quando dovetti lasciare un paese latino da me molto amato in cui passai 4 felici anni di volontariato e di vita a contatto con la natura e le persone. Dover tornare in Italia per dare alla luce mio figlio fu una decisione dolorosa, ma che sentii di dover prendere per il bene del bambino e per farlo conoscere alla mia famiglia. Forse anche a motivo della gravosa decisione obbligata, vissi un po' di depressione sia durante il parto che dopo.


Come ne sei uscita?

Da tutte le fasi tristi della mia vita sono uscita facendo appello alle mie forze interiori, supportandomi con letture istruttive e positive, affidandomi alla preghiera a Dio e alle amicizie più intime. Ho sempre avuto la fortuna di essere supportata da persone meravigliose che mi sento di dover enormemente ringraziare: primariamente mio padre, soprattutto nella fase dell'infanzia; la mia migliore amica Elisa con la sua calma, pazienza e umiltà, che ora mi manca tanto perchè vive lontano; Belkys, la mia amica latina con la sua empatia e comprensione; Dema, la mia madre spirituale adottiva, sempre tanto buona con me... Insomma posso dire di non essere mai stata lasciata a me stessa. Appartengo anche a una fede religiosa in cui ci si supporta e aiuta molto, e di questo non finisco mai di essere grata. In passato vissi alcuni periodi depressivi come una culpa. Subendo il tabù di questo male e il timore di non essere capita, spesso non ne parlavo (errore che ora non ricommetto), ma ne ho scritto solamente nei miei diari. La scrittura mi è stata sempre enormemente di aiuto per fare chiarezza dentro me e per affrontare il dolore. Conducono anche un'opera di volontariato che mi aiuta moltissimo, in quanto vengono in contatto con persone che soffrono più di me o non hanno speranza, aiutare qualcuno aiuta a stare meglio e sentirsi utili. Mi dà la forza di andare avanti, perché io una speranza di un domani migliore ce l'ho, ed è forse per questo che non mollo e non mi abbatto mai del tutto.


Quanto conta esser felici di quello che si fa? O di come si appare a sè stessi per non cadere nel tunnel?

Essere felici è importantissimo, la felicità è un desiderio innato nell'uomo come la voglia di vivere, lo definisco un istinto primordiale. Essere felici di ciò che si fa, del lavoro che si svolge, è un qualcosa di ancora più importante. Quante persone vivono un'esistenza infelice o priva di senso perché intrappolate in una vita che non hanno scelto, un lavoro che non vogliono, costrette forse a prendere determinate decisioni per compiacere chi gli sta vicino. Credo che siano situazioni molto tristi e che vanno comprese e aiutate. Io ho la fortuna di fare un lavoro che amo, cioè quello di scrivere nel web. Da anni sono copy writer free lance su tema turistico. Da poco tempo ho aperto il mio sito www.stopdepressione.it e credo che sia prima di tutto un bisogno mio, di dar sfogo ai miei pensieri, ma anche di aiutare il prossimo. Mi sento fortunata per il semplice fatto di aver potuto aprire questo sito, anche grazie all'aiuto di un carissimo amico che ha voluto aiutarmi nel realizzarlo.

Penso che fare qualcosa di meritorio nella vita sia estremamente importante. D'altra parte non si può certo dire che la depressione nasca sempre dal non svolgere un lavoro che si ama. Ci sono persone che fanno quello che amano, ma nonostante questo non sono felici. Io raccomando sempre l'aiuto di uno psicanalista per poter capire meglio se stessi, è un processo introspettivo davvero utile e formativo. Spesso per guardare dei lati più bui della nostra anima che vuole l'aiuto di qualcuno che abbia una buona lampadina in mano. Gli psicanalisti hanno questa capacità che noi non abbiamo. Farsi aiutare è di primaria importanza. Uno psicanalista può aiutarci anche a rafforzare la nostra autostima, un aspetto fondamentale per la nostra felicità. Lo psicanalista non sostituisce comunque il supporto sincero e disinteressato di un amico pronto ad ascoltarci. Penso che l'amicizia e la socialità siano aspetti fondamentali per non cadere, o per riemergere dal tunnel della depressione.


Cosa consiglieresti alle mamme che ci son dentro?

Consiglierei loro di farsi assolutamente aiutare da chi è uscito già da questo male. Il tuo sito è senz'altro una manna dal cielo per queste mamme che hanno bisogno di aiuto, di sfogarsi con qualcuno, di ascoltare storie di persone che ce l'hanno fatta a riemergere. Perché insieme si può. Perché è fondamentale che in questo momento sappiano di non essere sole, visto che spesso sembra che chi sta attorno a loro non le capisca. Voglio loro dire che in realtà ci sono tantissime donne che le possono capire, belle persone come te che sono disposti ad aiutarle.


Ora di cosa ti occupi oltre che del Sito?

Come già accennavo, sono copy writer sul turismo. Inoltre ogni giorno mi prendo cura di mio figlio, e quando posso mi dedico al volontariato. Anche se amo il lavoro on line, il mio obiettivo futuro è lasciare l’impiego turistico per mantenermi totalmente scrivendo nel mio sito. È un obiettivo ambizioso, ma mi piace pensare che in futuro lo raggiungerò. Anche se non dovessi riuscirci sono comunque felicissima di fare qualcosa di utile per le persone che mi leggeranno.

Sei soddisfatta della vita che fai ora? Cosa potrebbe renderla più ricca?

Non sono una che si ritiene particolarmente soddisfatta della vita che ha, non mi crogiolo mai nei successi... C'è chi mi definisce incontentabile. In realtà sono una che si accontenta delle cose materiali, ma a livello emotivo-mentale mi servono continuamente nuovi stimoli. Ho sempre nuovi sogni, nuove aspettative e nuovi desideri da realizzare. Riconosco comunque che la vita che faccio è serena, dato che ho un bambino meraviglioso, una casa e una famiglia. Continuo comunque a sperare in un futuro migliore, sia dal punto di vista economico che da quello della libertà. Vorrei tanto potermi godere maggiormente mio figlio non dovendo lavorare troppo, come spesso ora succede. Vorrei dedicarmi maggiormente alla mia opera di volontariato e vorrei riprovare in futuro a vivere all'estero in un paese tranquillo, latino, tra sole e mare.


Cosa  ami di più?

Amo enormemente mio figlio, che ogni giorno mi dà il coraggio di sorridere e di guardare avanti con speranza. Amo viaggiare, amo scrivere, amo la buona cucina romagnola, ma anche quella giapponese e cinese. Amo stare con gli amici. Amo leggere, fare esperienze nuove, ascoltare le persone mentre si aprono e mi raccontano la loro vita.


Cosa temi di più ora?

Penso che il timore più grande per ogni mamma sia che il proprio figlio stia male, e anche per me è così. Se lui sta bene io sto bene. Altro timore è di non riuscire ad avverare i miei sogni, che per me hanno un'enorme importanza. Anche se cerco di vivere bene nel presente, non identificandomi troppo nei miei obiettivi, spero tantissimo di raggiungerli. Cerco comunque di mantenermi sempre grata per le cose che sono riuscita a fare fino ad ora.

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